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Carol

di Todd Haynes

Con Cate Blanchett, Rooney Mara, Kyle Chandler, Jake Lacy, Sarah Paulson.

Drammatico, 118 min. – UK / USA 2015.

Therese Belivet (Rooney Mara) è una ventenne che lavora come impiegata in un grande magazzino a Manhattan sognando una vita più gratificante. Un giorno incontra Carol, una donna attraente intrappolata in un matrimonio di convenienza e senza amore. Tra loro scatta immediatamente un’intesa, e l’innocenza del loro primo incontro piano piano svanisce al progressivo approfondirsi del loro legame.

Due donne si incontrano in un grande magazzino o meglio: sono i loro occhi a incontrarsi, ed è tutto in una messa in scena di sguardi che si racchiude il senso profondo e l’esile trama di Carol, film magnifico e impalpabile, sensuale e astratto.

Todd Haynes affresca un impossibile amore lesbico calandolo in una realtà ostile e senza tempo. […] Costruisce un film tutto in levare, al cui centro incastona una – l’unica – scena fisica di un amore che per il resto del tempo è negato, nascosto, soffuso, sciolto. Ma quel che risalta vedendo Carol è la capacità sorprendente di Haynes di ricostruire un clima, uno stile, un ambiente – grazie anche ai costumi, miracolosamente intonati a ogni luce in ogni scena, e alla fotografia che sa inseguire e disegnare i volti delle protagoniste tra finestrini, campi lunghissimi costruiti in spazi anodini, arredamenti al tempo stesso umani e gelidi – senza mai cedere a un superficiale gusto vintage. […] L’amore di due donne, costretto a una sorta di apostasia dal simulacro di una condanna morale e da un mondo maschile dedito all’apparenza, è descritto come un fatto urgente e incontenibile ed è raccontato attraverso una distillazione emotiva che spezza il fiato. Le attrici diventano così gli strumenti di narrazione di Haynes, che, senza rinunciare a un tormento emozionale, ci racconta la storia di una passione recisa cui non è concessa fuga o respiro raggiungendo nella specularità dello sguardo amoroso un’intensità che amplifica ogni tormento. Carol e Therese siamo noi: ora, qui, per sempre. Nascoste e compresse da un perbenismo che non ammette libertà; testimonianza di un cinema che non ci permette di ignorarle.

Federico Pedroni (www.cineforum.it)