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Fuocoammare

di Gianfranco Rosi

Con Samuele Pucillo, Mattias Cucina, Samuele Caruana, Pietro Bartolo, Giuseppe Fragapane.

Documentario, 107 min. – Italia / Francia 2016. Orso d’oro al Festival di Berlino 2016.

 Gianfranco Rosi racconta Lampedusa attraverso la storia di Samuele, un ragazzino che va a scuola, ama tirare sassi con la fionda che si è costruito e andare a caccia di uccelli. Preferisce giocare sulla terraferma anche se tutto, attorno a lui, parla di mare e di quelle migliaia di donne, uomini e bambini che quel mare, negli ultimi vent’anni, hanno cercato di attraversarlo alla ricerca di una vita degna di questo nome trovandovi spesso, troppo spesso, la morte.

Per comprendere appieno è indispensabile liberarsi da una sovrastruttura mentale alla quale molti hanno finito con l’aderire passivamente e in modo quasi inconscio ed indolore. Si tratta del format dell’inchiesta giornalistico – televisiva che si concretizza in immagini scioccanti, in interviste più o meno interessanti finalizzate a un impianto ideologicamente preconfezionato. O si è pro o si è contro la presa in carico del fenomeno e su questa base si costruisce la narrazione.

Rosi si allontana in maniera netta a partire dalla scelta, fondamentale, di aborrire il cosiddetto documentario ‘mordi e fuggi’ che vede la troupe giungere sul luogo, pretendere di capire in fretta e ripartire quando pensa di ‘avere abbastanza materiale’. Il regista è rimasto per un anno a Lampedusa entrando così realmente nei ritmi di un microcosmo a cui voleva rendere una testimonianza assolutamente onesta.  Samuele è un ragazzino con l’apparente sicurezza e con le paure e il bisogno di capire e conoscere tipici di ogni preadolescente. Con lui e con la sua famiglia entriamo nella quotidianità delle vite di chi abita un luogo che è, per comoda definizione, costantemente in emergenza. Grazie a lui e al suo ‘occhio pigro’, che ha bisogno di rieducazione per prendere a vedere sfruttando tutte le sue potenzialità, ci viene ricordato di quante poche diottrie sia dotato lo sguardo di un’Europa incapace di rivolgersi al fenomeno della migrazione. (…). Rosi non cerca mai il colpo basso, neppure quando ci mostra situazioni al limite. La sua camera inquadra vita e morte senza alcun compiacimento estetizzante ma con la consapevolezza che, come ricordava Thomas Merton, nessun uomo è un’isola e nessuna Isola, oggi, è come Lampedusa.

Giancarlo Zappoli (www.mymovies.it)