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Life animated

Di Roger Ross Williams

Con Jonathan Freeman, Gilbert Gottfried, Alan Rosenblatt, Owen Suskind.
Documentario, 91 min. USA 2016

All’età di tre anni, Owen, anziché progredire col naturale sviluppo delle abilità motorie e cognitive, smise di parlare, se non attraverso un borbottio continuo e incomprensibile, e si chiuse sempre più in se stesso, con la sola compagnia dei classici Disney, fino a rendersi del tutto irraggiungibile dai suoi stessi genitori. La diagnosi di autismo gettò la famiglia nella disperazione, finché un giorno, il padre non si accorse che c’era un modo di comunicare col piccolo, parlando il linguaggio dei personaggi dei film.

L’autismo al cinema non è un argomento facile da affrontare. Eppure cinema e autismo hanno molto in comune, costituiscono entrambi un canale particolare e preferenziale di espressione e pertanto l’uno può influenzare l’altro, contaminarlo e creare qualcosa di unico. In Life, Animated, documentario di Ross Williams candidato agli Oscar, il problema principale del protagonista è proprio la comunicazione; da quando aveva tre anni non è stato più in grado di dire una parola, nonostante i tentativi da parte dei medici e della famiglia. Cosa gli ha permesso di abbattere il muro dell’isolamento? La pura magia in technicolor chiamata Disney.

Il re leone, Il libro della giungla, La sirenetta rappresentano in fondo visioni semplificate della vita, situazioni che non serve decodificare e che sono universalmente comprese. Per Owen diviene quindi immediato e naturale parlare prendendo in prestito quelle immagini, quelle battute che in qualche modo riflettono la vita di ognuno di noi: chi non si è mai sentito come Peter Pan, che si rifiuta di crescere, o chi non spera un giorno di trovare il suo principe azzurro? Il documentario, basato sul best seller del giornalista premio Pulitzer Ron Suskind (padre di Owen), ripercorre così in maniera a volte didascalica eppure necessaria, le diverse fasi della vita del ragazzo, il suo percorso verso la maturità, verso una consapevolezza di indipendenza e verso l’accettazione che esiste anche il non happy end.

Marco Bolsi – sentieriselvaggi.it