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Love and mercy

di Bill Pohlad

Con John Cusack, Paul Dano, Elizabeth Banks, Paul Giamatti, Jake Abel.

Biografico, 120 min. – USA 2014.

Melinda lavora in una concessionaria di auto. Un giorno incontra un tipo strano che le viene presentato come Brian Wilson. L’uomo è stato il frontman nonché l’autore delle canzoni di uno dei gruppi più famosi in assoluto: i Beach Boys. I due iniziano a frequentarsi e la donna scopre così le ragioni del profondo disagio psichico che Brian sta vivendo.

[…] Sin dalla prima scena Love & Mercy, si configura come un’indagine su una personalità scissa: da una parte il Wilson cantante, spinto dalla sua cerchia più intima a consolidare il successo rimanendo fedele alla formula compositiva che gli aveva regalato soldi e gloria, dall’altra il musicista introverso con aspirazioni alla perfezione, personalità castrata da un padre feroce, mente creativa con tendenze schizofreniche, disinteressato alla fama e alla gratificazione della folla, in nome della ricerca in punta di cesello di una musica che avrebbe potuto scacciare i suoi demoni.

Il film, per descrivere una personalità duplice, si sdoppia anch’esso rompendo la linearità temporale e raccontando la crisi creativa di un musicista al suo apice e la depressione ormai conclamata che, vent’anni più tardi, ha consegnato Wilson a un’esistenza dettata dalle leggi di uno psicoterapeuta intrusivo e manipolatore, che sostituiva ogni contatto umano con generose dosi di farmaci, con un occhio alla sofferenza del suo paziente e l’altro al suo patrimonio. La scissione tra passato e presente è amplificata dall’utilizzo di due diversi attori che interpretano Wilson nelle differenti fasi della vita. Il dono migliore di Love & Mercy risiede però nella capacità di raccontare, il travaglio emotivo della creazione artistica, l’assillo totalizzante di chi ha bisogno di realizzare le proprie idee compositive fino all’ultimo dettaglio, alla scoperta ossessiva di suoni e strumenti nuovi. Le scene girate all’interno degli studi di registrazione durante le sessioni di Pet Sounds colgono con precisione la normalità quotidiana e le estenuanti ripetizioni che sono alla base della ricerca di una perfezione espressiva; la smania di realizzazione, attraverso una musica stratificata e lucente, di un suono capace di esprimere quella gioia che la vita spesso nega; le ansie e le aspirazioni di un artista che solo attraverso la musica è riuscito a gettare un ponte sul baratro della propria infelicità.

Federico Pedroni (www.cineforum.it)