Mistress America (di N. Baumbach)
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Mistress America
Di Noah Baumbach
Con Greta Gerwig, Lola Kirke, Matthew Swear, Jasmine Cephas-Jones, Seth Barrish, Michael Chernus, Heather Lind, Juliet Brett, Rebecca Henderson.
Commedia, 84 min. – USA 2015.
Tracy, matricola al college, si è trasferita a New York e ha lasciato indietro un padre defunto e una madre in procinto di risposarsi. Mentre sogna di entrare in un prestigioso circolo letterario e di innamorare il nerd della porta accanto, conosce Brooke, la sorellastra che la madre le ha consigliato di contattare. Rapita dall’entusiasmo e dalla dinamicità di Brooke, Tracy cambia passo e ritmo, lasciandosi coinvolgere dalla vita della giovane donna…
[…] Parla la nostra lingua, Mistress America, perché parla una lingua universale e contemporanea: la parola diretta e piatta della comunicazione tutto intorno a noi; la parola superficiale che insegue senza posa la profondità e l’autenticità del racconto, rispondendo al desiderio di trasformare ogni evento, anche il più banale, nel tassello di un mosaico, nella figura di una storia.
Non parla della realtà , Mistress America, ma di come la parola, oggi, agisca sulla realtà . I suoi personaggi si incontrano, conoscono e frequentano per diventare semplice materia da romanzo, tasselli di una continua, onnipresente operazione di storytelling che cannibalizza il quotidiano. Se c’era una maniera moderna di riprendere e adattare la screwball comedy, Mistress America l’ha trovata: annientando il peso delle parole; replicando lo svilimento o, al contrario, l’eccessiva simbolizzazione a cui sono sottoposte. Trasformando, ancora, le parole nell’unica discriminante di relazioni in cui si parla e si scrive di continuo, ma non si va mai a fondo, si resta alla lettera, incapaci di leggere fra righe ingombre di testo.
[…] La mezza speranza che però Baumbach intravede in questa prigione del corpo, della mente e anche dei sentimenti, è che la realtà , per quanto costantemente raccontata e quindi, almeno in prospettiva, compresa, resta pur sempre inafferrabile. Se Baumbach parla di giovani che non conosce e non capisce, è perché vede proprio in un reale cangiante il segno di una vitalità e mutevolezza che sfugge a ogni narrazione o incasellamento. Mistress America certifica la perdita di fiducia nella parola come base di ogni discorso contemporaneo: e di fronte a una sensazione di soffocamento evidente nel ritmo inutilmente concitato, si chiede se non stia proprio nel vuoto, nel fallimento dell’eterna rincorsa al tempo, la mezza speranza.
Roberto Manassero (www.cineforum.it)