Regali da uno Sconosciuto – The Gift (di J. Edgerton)
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Regali da uno sconosciuto – The Gift
di Joel Edgerto
Con Jason Bateman, Rebecca Hall, Joel Edgerton, Allison Tolman, Tim Griffin, Busy Philipps, Adam Lazarre-White, Beau Knapp, Wendell Pierce, Mirrah Foulkes.
Thriller, 108 min. – USA 2015.
Simon e Robyn si trasferiscono a Chicago in una nuova e bellissima casa. In un centro commerciale si imbattono in Gordon, un ex compagno di scuola di Simon: la coppia lo invita a cena e Gordon si comporta in maniera curiosa, così come bizzarra è la sua abitudine di lasciare dei regali davanti al loro uscio di casa. Nel momento in cui la presenza di Gordon comincia a farsi troppo assidua, Simon decide di parlargli e di chiedergli di non farsi più vedere.
Una prova sorprendente quella di Joel Edgerton, qui in veste di regista, sceneggiatore e attore, nei panni del presunto stalker Gordon, detto Gordo. Se per il ruolo adotta un look confuso e disturbante come il suo personaggio – orecchino, tinta rossiccia dei capelli, sguardo fisso – il lavoro a livello di messa in scena è mirabile. Edgerton confeziona un B-movie che non si vergogna dei propri ingombranti riferimenti – Cape Fear per il disturbo della quiete domestica, Cattive compagnie per il rapporto che si instaura tra i due personaggi maschili – ma se esteriormente riprende tecniche di tensione e situazioni tipiche del thriller classico, il lavoro sui simboli e su ciò che non si vede è molto più sottile. Tra Simon e Gordon da subito si instaura una dinamica servo-padrone sottolineata dall’uso delle inquadrature: Gordon occupa lo sfondo del campo o i suoi bordi, si pone fisicamente ai margini del quadro, come si è posto ai margini dell’esistenza. La sua è una natura remissiva, benché disturbata, il suo sentimento di rivalsa non si esprime secondo i binari consueti. Al contrario Simon e Robyn (o meglio l’idea che Simon ha di Robyn nella coppia) ostentano il loro successo sociale ed esistenziale attraverso una casa dove le finestre sostituiscono le pareti e sono sempre presenti ospiti gradevoli ed eleganti per festeggiare qualcosa. […]
L’ambizione figlia dell’esasperata competitività del reaganismo, che attraversava il succitato Cattive compagnie, ha lasciato il posto a una coazione a ripetere insensata. Sembra che non si sappia più perché si sgomiti pur di “arrivare” a qualsiasi costo, quasi si trattasse di una reazione pavloviana alla società , più che qualcosa di pianificato. Questa insolita componente autodistruttiva, che accompagna personaggi che vanno al di là delle loro maschere consuete, porta a sorvolare su alcune manchevolezze e semplificazioni del plot, che abbondano soprattutto nell’ultima parte, facendo di Edgerton un’interessante voce nuova del contesto sub-hollywoodiano.
Emanuele Sacchi (www.mymovies.it)